Il 22 dicembre 1798 il re Ferdinando IV fuggì a Palermo, lasciando il governo al marchese di Laino Francesco Pignatelli, col titolo di vicario generale, e a Napoli la sola debole resistenza popolare dei lazzari contro i militari d'oltralpe. Poco dopo divise l'ex regno in due parti, la parte meridionale andò alla Spagna, mentre quella settentrionale andò alla Francia: questo era il prezzo per la pace e la riconquista del sud della Francia. Nel 1702 fallì il Banco dell'Annunziata; in questi anni Filippo V, in viaggio a Napoli, nel 1701 condonò i debiti delle università[73]. Di origine francese, la famiglia è un ramo cadetto dell'antichissima dinastia dei Capetingi, che in seguito all'estinzione degli altri rami ereditò il trono di Francia nel 1589. Fino ad Alfonso d'Aragona (a cui si devono i ducati in oro detti Alfonsini) non furono più emessi conî aurei, salvo che per alcune serie di fiorini e bolognini sotto il regno di Giovanna I di Napoli. Morì per mano di un fanatico religioso nel 1610, dopo 21 anni di regno. Quando però Enrico VI, figlio del Barbarossa, sposò Costanza d'Altavilla, ultima erede del Regno di Sicilia, il territorio del regno passò sotto la corona sveva, diventando un centro strategico della politica imperiale degli Hohenstaufen in Italia, in particolare con Federico II[10]. I nuovi catasti furono però ostacolati dai proprietari terrieri e dal clero, che voleva scongiurare i propositi del governo di tassare i beni ecclesiastici. Il potere di Ferrante però, durante la sua reggenza, rischiò seriamente di essere minacciato dalla nobiltà campana; nel 1485 tra la Basilicata e Salerno, Francesco Coppola conte di Sarno e Antonello Sanseverino principe di Salerno, con l'appoggio dello Stato Pontificio e della repubblica di Venezia, furono a capo di una rivolta con ambizioni guelfe e rivendicazioni feudali angioine contro il governo aragonese che, accentrando il potere a Napoli, minacciava la nobiltà rurale. La congiura fu sedata e Campanella, che si spacciò per pazzo, scampò al rogo e all'ergastolo[57]. Per un breve periodo la città dell'Aquila passò allo Stato Pontificio. Carlo di Borbone. Tali mutamenti della composizione del ceto dirigente urbano indussero anche nuove relazioni tra le città e la corona, preannunciando le profonde trasformazioni della successiva età angioina[15]. Per la prima volta in Italia, dall'istituzione del ghetto di Roma, a Napoli fu promulgata in questi anni una legge per garantire agli ebrei, espulsi dal regno due secoli prima, gli stessi diritti di cittadinanza (ad esclusione della possibilità di possedere titoli feudali) riservati fino ad allora ai cattolici.[32][85]. Il suo uso scritto nella corrispondenza commerciale è testimoniato fino al 1488. Dal XV secolo scomparvero le ultime tracce della tradizione culturale e sociale greca: nel 1467 la diocesi di Hieracium abbandonava l'uso del rito greco nella liturgia in favore del latino; similmente nel 1571 la diocesi di Rossano, nel 1580 l'arcidiocesi di Reggio, nel 1586 l'arcidiocesi di Siponto e poco dopo quella di Otranto. Con i vescouadi, & arciuescouadi, e santi, che sono in esso: Con un catalogo di tutti i sette offici del regno, e di tutti i Titolati, con la ultima numeratione de fuochi e regy pagamenti. Le ultime comunità che già dalla grande diaspora del II secolo si erano insediate fra Brindisi e Roma sparirono dalle realtà urbane in cui avevano trovato accoglienza. Tutti questi avvenimenti prepararono il terreno alla Repubblica Napoletana del 1799. Queste le parole di Carlo di Borbone al momento dell'abdicazione: "Raccomando umilmente a Dio l'Infante Ferdinando che in questo medesimo istante diventa mio successore. Nel 1776 Tanucci segnò il suo ultimo successo, rendendosi promotore dell'abolizione di un simbolico atto di vassallaggio, l'omaggio della chinea, che rendeva formalmente il regno di Napoli uno Stato tributario del pontefice di Roma. In Calabria e in Puglia fino al concilio di Trento e alla controriforma sopravvisse l'uso del rito greco e del Credo Niceno (simbolo recitato senza filioque). In misura minore lo stesso fenomeno si verificò fra Basilicata e Terra d'Otranto e le città (Venosa, Ferrandina, Matera) legate alla transumanza verso il Metaponto. (derivante dal "desperta ferro" degli almogàver) scacciò i francesi di Carlo VIII dal Regno di Napoli[51]. Al termine del Congresso di Vienna nel 1815, Ferdinando vide finalmente riconosciuto il suo diritto alla corona. Nel 1684 Carlo II dispose la coniazione delle prime piastre. Sono gli anni in cui nella commedia dell'arte napoletana si impose Pulcinella, la più celebre maschera dell'inventiva popolare meridionale. Il ramo dei Condé si estinse nel 1830 e quello dei Conti nel 1814. La scelta quindi cade sul terzogenito Ferdinando, nato il 12 gennaio 1751, che assunse il titolo di Ferdinando IV di Napoli. D'altra parte nei territori del regno sono sorti centri di vocazione, di ecumenismo, e ordini monastici nuovi quali i teatini, i redentoristi e i celestini[123][124]. Accetto, Marino e Basile per primi nella letteratura italiana trasgredirono i paradigmi poetici che prendevano come modello le opere tassiane, e con una forte spinta eversiva nei riguardi dei canoni artistici dei loro contemporanei d'Italia, rifiutarono lo studio dei classici come esempio d'armonia e stile e le teorie estetiche e linguistiche dei puristi, che nascevano con la riproposizione dottrinale del latino scolastico e liturgico (Chiabrera, Accademia della Crusca, Accademia del Cimento)[59]. A peggiorare la situazione incorse la pestilenza che si diffuse in tutta Italia attorno al 1575, anno della nomina a viceré di Íñigo López de Hurtado de Mendoza. Concesse inoltre nuove contee e ducati ai militari francesi che sostennero la sua conquista del napoletano[32]. Si venne così a creare a Napoli ed in altre realtà urbane del Mezzogiorno una crescente conflittualità tra nobiltà cittadina ed il popolo grasso, al quale successivamente il Re Roberto concesse la possibilità di entrare direttamente nell'amministrazione dello Stato. La svolta anti-angioina sull'isola, motivata dall'eccessiva pressione fiscale del nuovo governo, non ebbe conseguenze politiche immediate, ma fu il primo passo verso la successiva guerra del vespro. Cercò fino al congresso di Vienna il sostegno delle potenze europee, schierando le truppe napoletane anche contro la Francia ed il Regno napoleonico d'Italia, sostenendo invece l'esercito austriaco che scendeva a sud per la conquista della Val Padana: con l'occasione occupò le Marche, l'Umbria e l'Emilia-Romagna fino a Modena e Reggio Emilia, bene accolto dalle popolazioni locali[104]. Il primo fu quello dei Borbone di Spagna. Un nuovo tentativo di invasione però operato da Filippo V di Spagna, sebbene si fosse concluso con la sconfitta di quest'ultimo, riportò il bilancio del regno nuovamente in deficit: il problema persistette per tutto il successivo periodo della dominazione austriaca; nel 1731 Aloys Thomas Raimund promosse l'istituzione di una "Giunta delle Università" per controllare i bilanci dei piccoli centri delle provincie, assieme alla Giunta della Numerazione per il riordino delle amministrazioni finanziarie, istituita nel 1732[81]. Il 26 settembre 1282 Carlo d'Angiò scappò definitivamente dal campo d'armi in Calabria. Regno di Napoli (in latino: Regnum Neapolitanum, in catalano Regne de Nàpols, in spagnolo Reino de Nápoles) è il nome con cui è conosciuto nella storiografia moderna l'antico Stato esistito dal XIV al XIX secolo ed esteso a tutto il meridione continentale italiano. La storia proibita dei Borbone. Attualmente, i Borbone reggono i troni di Spagna e del Lussemburgo. Qualche mese più tardi, il papa regnante Martino IV scomunicò Pietro III. Il trattato dell'Aia (1720) che concluse la guerra della Quadruplice alleanza (cui la battaglia di Capo Passero è un elemento) decretò il passaggio del regno di Sicilia agli Asburgo: pur mantenendosi come entità statale separata, passò insieme a Napoli sotto la corona austriaca mentre la Sardegna diventava possesso dei duchi sabaudi, con la nascita del regno di Sardegna. Il rafforzamento dell'apparato governativo attuato in precedenza da Federico II offriva infatti alla dinastia Angioina una struttura Statale solida su cui poggiare il proprio potere. Nel 1496 divenne re il figlio di Don Ferrante e fratello di Alfonso II, Federico I, il quale dovette nuovamente affrontare le ambizioni francesi su Napoli. Una discreta convivenza[proseguendo nella lettura non sembra] di costumi, religioni, fedi e dottrine diverse che altrove erano in guerra, fu invece possibile nei territori del regno di Napoli, grazie alla posizione centrale che occupa il Mezzogiorno nel Mediterraneo. Volume I: dal 1734 al 1799 - Antonio Formicola, Claudio Romano Volume I: dal 1734 al 1799 - Antonio Formicola, Claudio Romano TIPI MILITARI dei differenti Corpi che compongono il Real Esercito e l'Armata di Mare di S. M. il Re del Regno delle Due Sicilie per Antonio Zezon. Questa è stata a lungo considerata l'espressione di una ribellione popolare spontanea contro il peso della fiscalità ed il governo tirannico «della mala Signoria Angioina», come la definì Dante Alighieri; ma questa interpretazione ha lasciato ormai spazio ad una valutazione più attenta alla complessità degli avvenimenti e alla molteplicità degli attori in campo[21]. Successori di Carlo di Borbone furono: Ferdinando IV (1759-1825), dal 1814 Ferdinando I delle Due Sicilie; Francesco I (1825-1830), Ferdinando II (1830-1859), Francesco II, che nel 1860 perse il Regno, conquistato dal Vittorio Emanuele II di Savoia. Il latino continuò tuttavia a sopravvivere, da solo o affiancato dall'italiano, in diversi istituti di cultura diffusi nel regno, e che consistevano prevalentemente in scuole di grammatica, retorica, teologia scolastica, aristotelismo o medicina galenica. La conquista dei due regni da parte dell'Infante fu resa possibile dalle manovre della regina di Spagna, la quale, approfittando della guerra di successione polacca nella quale Francia e Spagna combattevano il Sacro Romano Impero, rivendicò a suo figlio le province dell'Italia meridionale, ottenute nel 1734 in seguito alla battaglia di Bitonto. Le risposte per i cruciverba che iniziano con le lettere D, DU. Il nuovo sovrano catturò immediatamente la benevolenza dei cittadini liberando Capri dall'occupazione inglese, risalente al 1805. Negli stessi anni nel cuore della capitale del regno invece Giuseppe Sammartino realizzava il celebre complesso scultoreo nella Cappella Sansevero: la cura estremamente formale e la modernizzazione stilistica di cui erano dotate le sue opere generarono polemiche negli ambienti cattolici napoletani, abituati agli esiti artistici del manierismo e del barocco. Il sovrano svevo, nella duplice posizione di Sacro Romano Imperatore e re di Sicilia, fu uno dei protagonisti della storia medievale europea: si preoccupò principalmente del Regno di Sicilia, delegando ai principi germanici parte dei suoi poteri nei territori d'oltralpe. Alla situazione precaria in cui versava la corona borbonica sul regno di Napoli corrispose una politica ambigua di Carlo: egli all'inizio del suo governo cercò di assecondare le posizioni politiche delle gerarchie ecclesiastiche, favorendo l'istituzione a Palermo di un tribunale d'Inquisizione e non contrastando la scomunica di Pietro Giannone. Documento ufficiale con il titolo di Gioacchino Murat, Il testo e l'immagine del proclama di Rimini, Décret du roi de Sardaigne réunissant les provinces napolitaines a l'Etat Italien signé à Naples le 17 décembre 1860 in Nouveau Recueil Général de Traités et autre actes relatifs aux rapports de droit international, t. XVII, p.488 (del pdf) a cura di G.Fr.de Martens. Quest'ultimo firmò il Trattato di Anagni del 12 giugno 1295, cedendo i diritti feudali sulla Sicilia a papa Bonifacio VIII: il pontefice in cambio concesse a Giacomo I la Corsica e la Sardegna, conferendo quindi la sovranità della Sicilia a Carlo II di Napoli, erede del titolo di rex Siciliae da parte angioina. Carlo perse però, per dei provvedimenti pontifici, le ultime regalie del napoletano, quali il diritto del sovrano di nominare degli amministratori regi nelle diocesi con sedi vacanti: tali privilegi fino ad allora nel Mezzogiorno erano sopravvissuti alla riforma gregoriana che stabiliva che solo il pontefice doveva godere della facoltà di nominare e deporre vescovi (libertas Ecclesiae)[33]. Il sovrano angioino, nonostante i solleciti del Papa, governò con forte assolutismo, incurante delle pretese della nobiltà e del ceto urbano, che non consultò mai se non per l'aumento delle tassazioni dovuto alla guerra contro Corradino[20]. Importante anche dal punto di vista artistico fu l'apertura di una scuola giottesca e la presenza di Giotto in città per affrescare la Cappella Palatina nel Maschio Angioino e numerosi palazzi nobiliari, inoltre sotto Roberto d'Angiò si diffuse lo stile gotico in tutto il Regno, a Napoli il Re edificò la Basilica di Santa Chiara, sacrario della dinastia angioina. Già dalla prima grande epidemia di peste (XIV secolo) che coinvolse l'Europa, le città e l'economia del Mezzogiorno estremo furono pesantemente colpite, tanto da rendere quel territorio, che dalla prima colonizzazione greca era rimasto per secoli uno dei più produttivi del Mediterraneo, una vasta campagna spopolata. La nuova struttura amministrativa, benché fortemente centralizzata, si sosteneva sull'antico sistema feudale: i baroni ebbero modo così di rafforzare la propria autorità e i privilegi fondiari, mentre il clero vide accrescere il proprio potere politico e morale. Con la pace di Cateau-Cambrésis la storiografia tradizionale designa la fine delle ambizioni francesi nella penisola italiana. Presso il palazzo reale di Portici, che avrebbe dovuto essere la residenza di Carlo prima della costruzione della Reggia di Caserta, il re istituì il museo archeologico in cui furono raccolti i reperti dei recenti scavi di Ercolano e Pompeii. Intanto si raggiunse un primo accordo di pace tra Angioini e Aragonesi, detto la «Pace di Catania» l'8 novembre 1347. RE CARLO DI BORBONE DEL REGNO DI NAPOLI E SICILIA. Il de Castro inaugurò inoltre una politica incentrata sul finanziamento statale per la costruzione di diverse opere pubbliche: sotto la direzione dell'architetto Domenico Fontana, a Napoli dispose la costruzione del nuovo palazzo reale nell'attuale piazza del Plebiscito. Il meridione d'Italia restò possedimento diretto dei sovrani iberici fino alla fine della Guerra di successione spagnola (1713). Già dal 1693 a Napoli, come nel resto dei domini degli Asburgo di Spagna, si iniziò a discutere delle sorti del regno di Carlo II, il quale lasciava gli Stati della sua corona senza eredi diretti. Nel 1442 Alfonso V d'Aragona si impossessò del regno attorniato da una folla di catalani, aragonesi e castigliani, la maggior parte dei quali però, alla sua morte lasciò Napoli[128]. I territori costieri pianeggianti (pianura del Metaponto, Sibari, Sant'Eufemia), ormai abbandonati, erano impaludati e infestati dalla malaria, ad eccezione della piana di Seminara, dove la produzione agricola accanto a quella della seta sosteneva una debole attività economica legata alla città di Reggio. Le ostilità della Francia contro i domini spagnoli in Italia però non cessarono: Enrico II, figlio di Francesco I di Francia, sollecitato da Ferrante Sanseverino, principe di Salerno, si alleò con i turchi ottomani; nell'estate del 1552 la flotta turca al comando di Sinan Pascià sorprese la flotta imperiale, al comando di Andrea Doria e don Giovanni de Mendoza, al largo di Ponza, sconfiggendola. Venezia perse definitivamente i suoi possedimenti in Puglia (1528). Dal XVI secolo questa famiglia assurse a grande importanza e divenne una delle protagoniste della storia d'Europa: continuò con successo la lotta contro gli Asburgo incominciata dai Valois, completò l'unificazione della Francia e fino al 1848 si identificò quasi con la storia di questa. Il titolo di Re di Sicilia fu istituito dall'antipapa Anacleto II fin dal 1130 e successivamente legittimato, nel 1139, da papa Innocenzo II. Proprio il Petrarca volle da lui essere interrogato per poter conseguire il lauro e lo definì "Il Re più saggio dopo Salomone". Gli stessi moti, concepiti da quel gruppo di cospiratori, che poi diventati quasi tutti sabaudi (perfino i due carbonari Mazzini e Garibaldi), scodellarono più tardi alla dinastia dei Savoia, un regno: il Regno d'Italia. In quest'ambiente, tra Napoli e il Cilento, visse anche Giovan Battista Vico che, nel 1725, pubblicò la prima edizione dei suoi Principi di una scienza nuova, e Giovanni Vincenzo Gravina, studioso a Napoli di diritto canonico, il quale fondò a Roma, con Cristina di Svezia, l'accademia dell'Arcadia, riproponendo la lettura laica dei classici. Egli stesso, tuttavia, venne condannato alla ghigliottina. Già il 23 gennaio 1799 furono emanate le Istruzioni generali del Governo provvisorio della Repubblica Napoletana ai Patriotti, una sorta di primo programma di governo. Re Ferdinando inoltre ristabilì il finanziamento all'università di Napoli disponendo un contributo mensile dal suo tesoro personale di 2000 ducati l'anno[40], privilegio confermato poi dal suo successore Carlo V. Succedettero al de Córdoba prima Juan de Aragón, che promulgò una serie di leggi contro la corruzione, combatté il clientelismo, vietò il gioco d'azzardo e l'usura, e poi Raimondo de Cardona, che nel 1510 cercò di reintrodurre l'inquisizione spagnola a Napoli e i primi provvedimenti restrittivi nei confronti degli ebrei. Infatti furono da un lato aumentati i privilegi alla nobiltà feudale, indispensabile alla causa bellica, ma dall'altro, quasi a voler bilanciare l'implementarsi dei potentati feudali, furono accordate dai sovrani alle città, in gradi diversi a seconda dell'importanza che esse ricoprivano, nuove libertà ed autonomie. Nel 1812, grazie alle politiche del Murat, fu impiantata la prima cartiera del regno a sistema di produzione moderno presso Isola del Liri, nell'edificio del soppresso convento dei carmelitani, ad opera dell'industriale francese Carlo Antonio Beranger[99]. Nel 1808, il sovrano incaricò il generale Charles Antoine Manhès di soffocare la recrudescenza del brigantaggio nel Regno, distinguendosi con metodi talmente feroci da essere soprannominato "Lo Sterminatore" dai calabresi. Allo stesso tempo decadeva il titolo di Gran Capitano e il comando delle truppe reali di Napoli fu affidato al conte di Tagliacozzo Fabrizio I Colonna con la nomina di Gran Conestabile e l'incarico di condurre una spedizione in Puglia, contro Venezia che occupava alcuni porti adriatici. In questo i rivoltosi trovarono il sostegno di papa Innocenzo IV, desideroso di estendere la sua autorità nel Mezzogiorno. Carlo di Borbone (1716 - 1788) Figlio del re di Spagna Filippo V (1683-1746) e di Elisabetta Farnese. A seguito di una misteriosa congiura Andrea fu ucciso. Il re Roberto designò come suo erede il figlio Carlo di Calabria ma dopo la morte di quest'ultimo, il sovrano fu costretto a lasciare il trono alla sua giovane nipote, Giovanna d'Angiò figlia di Carlo. BORBONE, Leopoldo di, conte di Siracusa. Egli, chiamato menino, doveva essere sgridato al posto del principe, il quale in questo modo doveva capire che, se un giorno fosse divenuto re, nel caso avesse fatto errori durante il suo governo, il male sarebbe caduto sull'intero popolo. Gli succedette Juan de Zúñiga y Avellaneda, il cui governo fu orientato al recupero dell'ordine nelle province: arginò il brigantaggio negli Abruzzi con il supporto dello Stato Pontificio e in Capitanata; ammodernò la viabilità fra Napoli e la Terra di Bari. Con la morte senza eredi di Giovanna II d'Angiò-Durazzo il territorio del regno di Napoli fu conteso da Renato d'Angiò, che ne rivendicava la sovranità in quanto fratello di Luigi d'Angiò, figlio adottivo della regina di Napoli Giovanna II, e Alfonso V re di Trinacria, Sardegna e Aragona, precedente figlio adottivo poi ripudiato della stessa regina. Alla sconfitta delle truppe borboniche seguì l'armistizio di Foligno, il 18 febbraio 1801, e in seguito la pace di Firenze tra i sovrani di Napoli e Napoleone; in questi anni furono varati anche una serie di indulti che permisero a molti giacobini napoletani di uscire dalle carceri. Fu Ferdinando il Cattolico che, detentore dei titoli di Re di Napoli e di Sicilia, nominò viceré Gonzalo Fernández de Córdoba, che era stato fino ad allora Gran Capitano dell'esercito napoletano, affidandogli in sua vece gli stessi poteri di un re[40]. Succeduta a Ladislao nel 1414 la sorella Giovanna, il 10 agosto 1415 sposò Giacomo II di Borbone: dopo che il marito tentò di acquisire personalmente il titolo regale, una rivolta nel 1418 lo costrinse a tornare in Francia dove si ritirò in un monastero francescano. La minaccia francese perciò avvicinò il regno di Napoli alla corte aragonese, tanto che la regina adottò Alfonso V d'Aragona come suo figlio ed erede finché Napoli fu sotto l'assedio dalle truppe di Luigi III. Un progressivo avvicinamento all'italiano (che allora veniva ancora denominato toscano o volgare) ebbe luogo solo con l'ascesa al trono di Ferrante (1458), figlio naturale di Alfonso il Magnanimo, e grande estimatore di tale lingua, e da allora fu sempre più utilizzato a corte anche perché in quest'ultima e nella burocrazia entrarono sempre più numerosi, per volere del sovrano, molti naturali del regno. I più noti principi furono Luigi II di Borbone-Condé, detto il Gran Condé, e Luigi Enrico che fu primo ministro di Luigi XV. Il primo passo interessò la costruzione della reggia di Caserta e la modernizzazione urbanistica dell'omonima città, che fu riedificata sui disegni razionalistici di Luigi Vanvitelli.

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